FAST FASHION – LA VERITÀ DIETRO I VESTITI A BASSO PREZZO: se la conosci li eviti

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo sentito la parola “fast-food”. Ma c’è anche un altro fenomeno “fast” da cui dobbiamo tenerci alla larga: si chiama “fast-fashion”ed è la moda a basso costo che inquina il pianeta e uccide i poveri.

CONOSCIAMOLA MEGLIO

Il fenomeno della fast-fashion si è delineato con l’inizio degli anni 2000 in risposta alla crescente esigenza delle persone di indossare abiti alla moda, simili nelle fattezze a quelli più belli delle passerelle,ma con prezzi decisamente stracciati.

Così, alcune delle grandi case produttrici sono nate per soddisfare questi bisogni e nei loro negozi o online è infatti possibile acquistare capi di abbigliamento, calzature e accessori con pochissimi euro.

In una società sempre più colpita dalla crisi, l’idea di avere un armadio all’ultima moda spendendo poco ha fatto gola a molti. Ma se il prezzo da pagare per questi abiti è basso, quello che invece pagano in termini di salute i lavoratori, il pianeta e anche chi li indossa è ben alto.

LA FAST-FASHION È RESPONSABILE DEL 30% DELL’INQUINAMENTO 

Responsabile del 20% dello spreco globale di acqua, del 10% delle emissioni di gas serra e del 35% dell’uso di pesticidi e insetticidi (utilizzati nelle piantagioni di cotone),  la moda si aggiudica il secondo posto nel podio dei settori più inquinanti al mondo, seconda solo a quello di gas e petrolio. Ogni anno 93 miliardi di metri cubi d’acqua vengono usati per la produzione tessile; il 20% dell’inquinamento globale delle acque dolci proviene da trattamenti e tintura; ogni anno vengono prodotti 100 miliardi di capi, il 35% dei quali diventano tonnellate di rifiuti (4% dei rifiuti solidi globali) l’anno. 

I grandi marchi della fast-fashion possono arrivare a produrre ben 52  collezioni in un anno, praticamente una a settimana. Numeri allarmanti se si pensa che, tra l’altro, l’85% di queste collezioni resta invenduta e letteralmente bruciata, sprigionando sostanze tossiche nell’aria che respiriamo.

Ma a cosa è dovuto questo grande spreco? semplice, al fatto che gli abiti da fast-fashion sono prodotti per durare quanto costano, cioè pochissimo, in modo che possano sempre essere ricomprati a ritmi frenetici. E questo cosa significa? che anche la loro qualità è pessima.

MATERIALI TOSSICI

Quando pensiamo alla moda low coast, non immaginiamoci vetrine scintillanti di abiti, pantaloni, gonne, scarpe e borse. Pensiamo piuttosto alle violenze e allo sfruttamento delle persone che li hanno prodotti, ai materiali tossici che fanno male alla nostra pelle e inquinano acqua e aria. 

Secondo uno studio (Documento) l’8% delle malattie dermatologiche è dovuto alle fibre sintetiche dei vestiti. Sono state trovate tracce di metalli pesanti e sostanze tossiche come Pfc nel 90% degli abiti a basso costo analizzati.

 Il 66% dei tessuti utilizzati dalla fast- fashion sono inquinanti e causano malattie cutanee anche molto gravi. Sono prodotti da derivati del petrolio e durante il lavaggio liberano micro-plastiche che finiscono negli nelle acque fino a raggiungere gli oceani, distruggendo gli habitat e inquinando i pesci che l’uomo mangia.

SFRUTTAMENTO DEL LAVORO

Lo stipendio mensile per la manodopera dell’abbigliamento a basso costo si aggira intorno ai 63 euro al mese, cifra che non è ovviamente sufficiente a garantire una vita dignitosa a chi riceve questo stipendio. In queste fabbriche dell’orrore uomini, donne e bambini sono vittime di violenze, costretti a lavorare ininterrottamente anche 18 o 20 ore al giorno per produrre stracci inquinanti destinati alle vetrine di Milano, Parigi, New York, Londra e alle città alla moda. 

Ogni giorno si verificano incidenti anche mortali tra i lavoratori della fast-fashion: basti pensare al grave disastro che accadde il 24 aprire del 2013 nel complesso del Rana Plaza in Bangladesh, dove 1233 operai persero la vita (evento riportato anche nel documentario The True Cost) Ma da quel giorno non e stato preso nessun provvedimento e a quanto pare le aziende non hanno nessuna intenzione di migliorare la qualità dei loro tessuti e le condizioni di lavoro degli operai.

COSA POSSIAMO FARE ? 

In quanto consumatori, abbiamo il grande potere di scegliere e questo può fare la differenza. Attraverso i nostri acquisti possiamo lanciare messaggi importanti. Perché le aziende di moda producono capi a basso costo che sfruttano le persone e l’ambiente? Perché c’è chi è disposto a comprarli. L’offerta è sempre generata dalla domanda.

Una delle prime cose da fare è tenersi alla larga dai vestiti che costano pochi soldi. Ma questo non basta, ci sono infatti anche grandi firme della moda che dietro a prezzi da capogiro nascondono una qualità pessima e condizioni di sfruttamento. 

Se davvero conoscessimo cosa si nasconde dietro a quello che indossiamo, probabilmente non lo compreremo più. Se sapessimo quali sono i materiali tossici con cui sono prodotti i nostri vestiti e se vedessimo lo sfruttamento della manodopera che c’è dietro, non continueremo a sceglierli. Per questo motivo puoi leggere la guida su come “riconoscere i vestiti eco-sostenibili: la salute e la natura ringraziano” per imparare a riconoscere i vestiti di qualità a partire dalle etichette e certificazioni. 

#LessGrayMore Green